Il Voglioso di Dio

Memorie di un Eretico: un viaggio tra le pulsioni OmoErotiche della carne e la ricerca dell’Assoluto

di Armando Zoff (Jivan Sahi)

Ci sono libri che semplicemente non sono mai stati scritti, perché la complessità dell’anima spaventa: essere a tu per tu con il proprio mito personale, con la propria narrazione della realtà, è molto difficile.
In queste pagine Armando ci racconta una omosessualità vissuta in tutti i suoi mondi, svelata nei suoi lati di luce e ombra, di brutalità e di intensa emotività, di scoperta e di quotidianità.
La sequenza di istantanee vivide, talvolta erotiche, talvolta spirituali, diventano portatrici di senso per l’evoluzione personale, anche quando gli eventi narrati appaiono devastanti sia per l’impatto sul sé, sia per la stigmatizzazione sociale a cui sono spesso sottoposti.
Ma il libro ci illumina su come il travaglio esistenziale si possa trasformare: la timidezza, la vergogna, l’inadeguatezza, lo scandalo, la trasgressione dopo non esistono più se non come innocue immagini.
Succede la magia: le rivelazioni sulla omosessualità non sono più causa di difficoltà ma diventano un punto di forza, vissuto nella libertà e nella serenità.

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Armando Zoff (Jivan Sahi)

Armando Zoff nasce a Cesenatico nel 1962.
A vent’anni fugge dal suo borgo natio e vive appassionanti esperienze attorno al mondo. I lunghi periodi vissuti a Parigi, in Thailandia e tanti altri luoghi sono il grande serbatoio a cui attinge nella sua attività di scrittore: anni in cui la sua vita errabonda si è fusa con una marea di individui e situazioni, formando un capitale esperienziale unico.
Appassionato di misticismo, spiritualità, psicologia del profondo, ha partecipato a decine di corsi di formazione e seminari in tali ambiti, e per sei intensissimi anni è stato allievo di una eccezionale insegnante di psico-spiritualità. Questo grande corpo di sapienze ricevute, fuso con gli incontri di migliaia di persone e le loro confessioni più profonde, lo hanno portato ad inglobare nella sua coscienza le infinite modalità di funzionamento della mente umana e i tanti modi con cui possiamo superare noi stessi e i nostri limiti.
Oggi Armando è uno scrittore che dona la sua anima e la sua carne al mondo. Le sue opere sono memoir esistenziali intrisi di erotismo, misticismo, spiritualità e psicologia del profondo, ma contengono anche riflessioni sociologiche e politiche, perché la trasformazione interiore e la ribellione nei confronti della società dei bisogni indotti, passano attraverso tante vie, di cui nessuna esclude l’altra. Opere autobiografie senza veli che scardinano il senso comune di percepire le cose e mirano alla meta più grande dell’essere umano: la libertà di essere sé stessi.
Ha fondato e conduce la casa editrice Alto Voltaggio. E’ un facilitatore esperto nella relazione d’aiuto e nei percorsi di consapevolezza, e svolge consulenze individuali e di gruppo, sia di persona che online.

Leggi alcuni estratti del libro Il voglioso di Dio

Dal capitolo Nei sotterranei dell’irrisolto

Dopo il nostro incontro ad alto voltaggio ci rivedemmo una volta soltanto dopo due settimane, e fui io ad andare a trovarlo a Ferrara. Assai provato, mi raccontò che subito dopo la nostra avventura sessuale visse le due giornate più terribili della sua vita. Di colpo era entrato nel tunnel dell’inconscio collettivo legato all’odio verso l’omosessualità, con tutti i mostri relativi che vennero fuori dalla sua ombra. Non sapeva più chi era, aveva il terrore di essere diventato gay e che io potessi raccontarlo agli amici in comune. Provai molta tenerezza per lui. Mentre mi parlava non riusciva a guardarmi negli occhi. Gli dissi comunque di rasserenarsi al mio riguardo, perché io non pretendevo nulla da lui, quindi sarebbe accaduto fra noi ciò che era destino accadesse, e che prese forma in questo modo: non ci vedemmo per circa un anno e mezzo, non avemmo contatti tranne qualche rara telefonata e due lettere di cui ora vi rendo edotti.

La sua missiva, dal titolo “Lettera d’amore per Armando” fu un dono del cielo: bellissima, poetica, profondissima, straziante e intrisa di senso di colpa. Mi sarebbe piaciuto inserirla in questo libro, ma poiché l’amicizia contiene l’inimicizia, preferisco non correre rischi, anche se non lo percepisco come persona atta ad intentare azioni giudiziarie per una simile vicenda. Hans non è certo colto e non possiede una grande capacità di espressione quando parla, ma nell’atto di scrivere appare evidente come nobili Spiriti si facciano tramite attraverso di lui. Un punto saliente della sua lunga lettera potrei riassumerlo così: «fra noi c’è sempre stato e c’è amore vivente, ma quella sera cedemmo ad energie basse, quelle che invitano al sesso animale, e non facemmo la cosa giusta».

Infine aveva compreso, ora che l’aveva provata sulla sua pelle, tutta la tragicità che ancora ai nostri giorni può comportare la condizione omosessuale. Risposi cercando di esprimermi col maggior tatto possibile ma restando nella mia verità, facendogli notare come i condizionamenti religiosi di stampo cattolico ancora infestassero la sua psiche, in quanto non c’è nulla di male nel sesso disgiunto dai sentimenti, se non siamo noi a deciderlo a priori. Inoltri ci tenni a puntualizzare che nel nostro rapporto sessuale io vidi in azione soltanto amore, delicatezza, romanticismo, quindi nulla di animalesco. Non poteva essere tale, dato che fra noi c’era appunto amore vivente, per riprendere le sue stesse parole.

Detto questo, io non credo in alcun modo alle categorie, per cui le parole omosessuale e eterosessuale mi fanno semplicemente ridere da un lato e orrore dall’altro. Credo che l’odio nel mondo sia intrinsecamente connesso con la volontà del potere politico e temporale di creare classi che generano divisioni, il famoso “divide et impera”. Siamo tutto e niente: lo scopriremo attimo per attimo se ci apriamo al mistero dell’esistenza e impariamo a riconoscere e trascendere i condizionamenti che infettano la nostra mente.

A distanza di sette anni dall’uscita della mia opera d’esordio, ho evinto che molti gay sono distanti dal capire le mie opere, anche se potrebbe sembrare paradossale. Perché? A mio avviso principalmente per una ragione: io indico una méta, un punto d’arrivo tracciato dalla famosa e provocatoria affermazione di Gore Vidal: «non esistono persone omosessuali, esistono soltanto atti omosessuali». Trattasi di parole rivoluzionarie, che ci indicano come l’auspicabile destinazione finale sia quella di andare oltre ogni possibile categoria, parole purtroppo non capite o addirittura invise da molti omosessuali, i quali sono saldamente identificati con la loro realtà esistenziale e non saprebbero e neppure capirebbero per quale ragione rinunciarvi.

Una persona che si sente attratta sessualmente e affettivamente da un individuo del suo stesso sesso, inevitabilmente introietterà sin dalla più tenera età dentro di sé la parola “omosessuale” e vi resterà agganciata in un abbraccio fatale, se non cercherà di osservare la cosa da altre prospettive. Tale identificazione non può accadere con altrettanta forza ad un eterosessuale, perché la sua condizione è considerata la norma, mentre l’omosessualità è ancora ritenuta da molti una devianza, una malattia da cui si può guarire, nonostante il riconoscimento formale delle coppie di fatto e i matrimoni gay sanciti per legge negli U.S.A. e in molti stati dell’Unione Europea. Nel passato, molti gay ora adulti come me si sentirono scagliare addosso gli anatemi dai vari leader religiosi, preti di parrocchia e politici xenofobi, con tutte le gravissime conseguenze del caso.

Un omosessuale sin dall’infanzia dovrà necessariamente confrontarsi con tale parola notte e dì, tutti i santi giorni, ecco da dove deriva quella tenace identificazione che non consente a molti gay di andare oltre la categoria di appartenenza; certamente una persona che si sente attratta dal sesso opposto non penserà nottetempo “io sono eterosessuale”, soffrendone di conseguenza; di conseguenza la sua personalità non sarà così attaccata a tale parola, almeno fino al momento in cui dovesse succedere di ricevere le avance di una persona del suo stesso sesso e sentirsene attratta. Delle quarantadue presentazioni fatte in giro per l’Italia del mio esordio letterario, due si tennero in sedi dell’Arci Gay, ma in entrambi i casi furono le platee più fredde e incapaci di seguire i miei discorsi. Avrei dovuto farne anche una terza, ma decisi di annullarla in quanto il presidente dell’associazione LGBT pretendeva rassicurazioni sulle tematiche che avrei trattato e mi chiese addirittura di inviargli una lettera sottolineando in che modo avrei parlato dell’identità omosessuale… Roba da tribunale dell’inquisizione!

Dal capitolo L’iniziazione al sesso

I pettegolezzi sulla mia omosessualità cominciarono a propagarsi sin dall’adolescenza. Già sedicenne avevo due amanti fissi, uno di dieci anni più grande di me (Andrea) e l’altro di cinque (Roberto); due bei manzi bisex insospettabili e disponibili ogni volta che lo volevo!  

“Insospettabile” è una parola che a me fa semplicemente vomitare, ma che uso qui per spiegare una realtà: essa è tuttora in voga fra i gay ahimè, perché la stragrande maggioranza di essi vede di buon occhio solo l’uomo virile di cui non si potrebbe supporre la natura omosessuale, e al contempo disapprova il maschio effeminato in modo non dissimile da come potrebbe fare un fascista qualsiasi o comunque un reazionario cattolico (le due categorie quasi sempre coincidono). C’è un grande prete dentro la psiche di tantissimi omosessuali, che la infesta e li fa sentire peccatori nonché sostenitori (inconsci) di modelli omofobici. Ne ho parlato in lungo e in largo nella mia opera d’esordio “L’Indicibile di me stesso”, un libro che ogni gay dovrebbe leggere, e non starò a dilungarmi in questa sede.

Fra i gay scorre spesso razzismo e ben poca solidarietà, se non di facciata. È sufficiente entrare in una chat per soli uomini e notare come in molti profili le frasi usate verso gli uomini non virili sembrano uscire dalla bocca di un nazista, tanta è la stigmatizzazione nei riguardi di chi non è insospettabile ma vistosamente frocio. Anche a me piacciono uomini particolarmente mascolini, ma certo non penso che la classica checca valga meno di un macho man e che l’effeminatezza sia un disvalore! Molti gay neppure si rendono conto di quanto siano lontani dalla libertà interiore, la quale, una volta raggiunta, non ti fa neppure più pensare in termini di gay, etero, uomo, donna, etc.

All’epoca del mio ingresso nel mondo del sesso, verso la fine degli anni Settanta, sembrava non destare alcun scalpore quel ragazzino senza un filo di barba a volte in giro con adulti. Adesso tira un’aria completamente diversa e non so se la cosa passerebbe altrettanto inosservata; ne dubito fortemente. Gli unici a questionarmi sul perché di certe mie frequentazioni erano i miei genitori ovviamente, ai quali rispondevo di sentirmi a mio agio anche con persone più grandi di me; effettivamente ero assai più maturo e sensibile di molti miei coetanei e questo mi spingeva a cercare anche la compagnia di adulti, soprattutto per le esperienze sessuali. Ricordo che già quindicenne mi sentivo fortemente attratto anche da cinquantenni, non soltanto dai miei coetanei.

Al tempo dei miei primi incontri sessuali ero un adolescente imberbe che frequentava l’istituto agrario, mentre i miei due focosi amanti lavoravano come meccanici per auto in due diverse officine.

Andrea mi attraeva meno di Roberto, o meglio mi arrapava solo ad un livello puramente fisico ma, essendo molto più intraprendente e voglioso del suo diretto concorrente, la mia navigazione verso i piaceri dell’eros iniziò proprio con lui.

In un caldo pomeriggio del maggio ‘78 l’avventura prese corso. Ero ancora quindicenne. Entrambi in fregola e tuttavia impacciati, deposi le mie paure e mi feci avanti, proponendogli di andare a casa mia a fare una pennichella. Era domenica, i miei genitori erano andati in collina, quindi potevamo approfittare della loro assenza. Entrammo nella mia camera da letto ed abbassai quasi del tutto le tapparelle, lasciando filtrare una luce appena sufficiente a scorgere le nostre sagome; ci sdraiammo supini sopra le coperte senza dire una parola. Dopo pochi minuti Andrea fece finta di dormire e di essere nel bel mezzo di un sogno erotico, finché con la mano sinistra cominciò a frugarmi attorno alla patta dei pantaloni. La scena mi parve irreale tanto l’avevo agognata, ma un senso di timore si impadronì di me: temevo che il suo fosse un gioco sporco per smascherare la mia omosessualità. La finzione si fece sempre più ardita. Andrea cominciò a palparmi l’uccello, che da sotto i jeans sembrava scoppiare a causa della potente erezione; poi, sempre tenendo gli occhi chiusi per continuare a fingere, mi abbassò la cerniera ed entrò dentro le mutande, tirò fuori il cazzo e lo impugnò. A quel punto anch’io chiusi gli occhi fingendo di dormire; il mio spasimante si fece sempre più audace e lentamente riuscì ad abbassarmi pantaloni e mutande e poi iniziò a masturbarmi. Sciolsi ogni titubanza e decisi di entrare a pieno titolo nel gioco. Cominciai a palpargli la patta ed ebbi l’impressione che sotto si celasse un arnese di notevoli dimensioni. Mentre gli calavo la cerniera, lui bruciando i tempi si abbassò pantaloni e mutande con uno scatto energico, e in un lampo mi ritrovai col suo cazzone extralarge in mano. Sentivo un forte desiderio di spompinarlo ma non ne ebbi il coraggio e mi limitai a masturbarlo; dopo un lasso di tempo che non saprei quantificare mollai la presa, e lui fece altrettanto. Nessuno dei due raggiunse l’orgasmo. Restammo in silenzio e senza muoverci per qualche minuto, poi feci finta di risvegliarmi, mi riassettai e infine lo svegliai. Lui non fece alcun commentò rispetto al suo ridestarsi con la sola T-shirt addosso; aspettai che si riordinasse e senza dire una parola uscimmo di casa. Una volta fuori, non pronunciammo una sola parola e ognuno andò per conto proprio.

Quella primavera segnò il debuttò alla grande della mia iniziazione al sesso e in breve tempo recuperai tutto il tempo perduto. La mia sessualità scoppiò in ritardo, ricordo che tutti gli amici d’infanzia già da diversi anni mi raccontavano delle loro misteriose seghe, e io mentendo raccontavo loro delle mie. In realtà la prima volta che mi masturbai avvenne nell’aprile 1978. Pur impegnandomi, davvero non riuscivo a capire cosa si dovesse fare per godere facendosi una pugnetta! Ci avevo provato molte volte dai dodici anni in su, perché a forza di sorbirmi le continue storielle dei compagni di gioco avevo finito col sentirmi un alieno! Sconsolato continuavo a chiedermi perché non riuscissi a portare a compimento quell’atto; volevo sentire anch’io sulla mia pelle cosa significasse sborrare! In realtà l’unico motivo per cui non provavo piacere e non raggiungevo l’orgasmo quando tentavo di masturbarmi, era la mancanza di effettivi desideri, per cui quel gesto risultava un semplice movimento meccanico disgiunto da concrete pulsioni sessuali. Infine, un felice pomeriggio l’alchimia si realizzò e mentre mi impegnavo con la mano destra pensando ad Andrea, uno sconvolgente brivido di piacere mi attraversò come un razzo tutto il corpo!

L’agognato e inatteso schizzo finì sul lavandino e nel mentre provai una sensazione di piacere talmente immensa che le gambe mi cedettero; stordito raggiunsi il water, abbassai la ciambella e mi ci sedetti sopra mentre il mio sperma colava dalla mano e dal cazzo. Mi rialzai dopo qualche minuto e, incredulo, cominciai ad osservare il mio seme, passandolo fra le dita e verificandone la consistenza vischiosa, proprio come avevo sempre sentito raccontare. Per la prima volta mi sentii uomo e mi tornò in mente un episodio occorso un anno prima durante l’ennesimo tentativo di masturbazione andato a vuoto: in quella circostanza eiaculai un liquido bianco latte della stessa consistenza dell’acqua, ma senza provare alcun piacere e faticando a mantenere l’erezione.

Una nuova frontiera era stata varcata.

Nei giorni seguenti ritentai l’esperimento almeno una volta al dì, sperando invano di riprovare quell’incredibile piacere. Ancora non avevo capito che per poter ripetere l’exploit fosse necessario un desiderio sessuale ardente, e così abbandonavo l’impresa con l’uccello dolorante! Solo lasciando riaffiorare la mia brama per Andrea riuscii a raggiungere nuovamente l’agognato orgasmo, ma il piacere che provai, seppur molto soddisfacente e invitante alla reiterazione, era lontano anni luce dalla prima frastornante sega della serie infinita, fermo restando che non sono mai stato un praticante forsennato della masturbazione e non mi è mai capitato di farlo più di una volta al giorno.

Dopo il primo contatto sessuale, fra me e Andrea le cose cambiarono in fretta, tuttavia furono necessari diversi mesi prima che consumassimo il primo amplesso senza fingere. Quasi tutti i giorni lo aspettavo nei pressi dell’officina per riaccompagnarlo a casa sua, ove mi aspettavano brividi erotici a profusione grazie alle sue lussuriose e interminabili docce. Abitava coi suoi genitori, i quali però gestivano un bar ed erano sempre assenti, e il nonno. Sulla spinta di un incontenibile desiderio cominciai a spiarlo mentre si lavava, col suo tacito e compiacente assenso. Lui sapeva che stavo dietro la porta intento a menarmelo, e per rendermi lo spettacolo più eccitante si posizionava il più vicino possibile al buco della serratura, impugnando il suo cazzone e masturbandosi voluttuosamente; ogni tanto interrompeva la sega e cominciava a insaponarselo con sapiente fare di mani rimanendo in posizione frontale rispetto a me, finché riprendeva a toccarsi sempre più energicamente finché sborrava a mezzo metro dai miei occhi. Solo a quel punto iniziava a docciarsi. A volte raggiungevamo l’orgasmo all’unisono ma nella maggioranza dei casi sborravo molto prima di lui; dopo aver pulito la porta e il mio uccello con dei fazzoletti di carta continuavo a godermi lo spettacolo porno. Purtroppo quei momenti ad alto tasso erotico furono sempre ammorbati dalla costante presenza in casa del nonno ottuagenario; solitamente il vecchietto se ne stava in salotto a dormire su una poltrona, ma a volte si alzava e veniva a rompere i coglioni.  Una volta quasi mi sorprese e solo per un soffio riuscii ad alzarmi e ricompormi in tempo! Vedendomi agitato mi chiese cosa avessi e che ci facessi lì davanti alla porta del bagno, ed io gli risposi la prima cosa che mi venne in mente: «Ho chiesto ad Andrea quanto ci mette a finire la doccia… oggi è lento come la messa cantata!».

Secondo me non abboccò e da quel giorno le sue intrusioni si fecero più frequenti; quando ci vedeva entrare in casa spesso si ridestava, invece di continuare a ronzare. Per forza maggiore le mie seghe divennero più ansiogene ma non me ne crucciavo, perché sapevo che presto Andrea sarebbe stato mio; quella certezza mi procurava un’eccitazione indescrivibile, notte e dì. Mai come in quel caso l’attesa del piacere fu essa stessa piacere!

In quei giorni bollenti anche Roberto iniziò a comportarsi in modo strano con me; non diceva nulla di diverso dal solito, ma il modo lascivo con cui mi guardava, a me sconosciuto, mi faceva ipotizzare che Andrea gli avesse raccontato qualcosa e che tale novità non lo lasciasse indifferente. Cominciammo a trovarci sempre più spesso noi tre da soli, ed osservavo allibito il loro comportamento manifestamente morboso nei miei riguardi. Ero diventato l’oggetto del loro desiderio, ma al contempo temevo stessero tramando qualcosa per danneggiarmi e sputtanarmi in giro. Un sabato pomeriggio mi portarono a Cervia in un anfratto ben nascosto all’interno di un parco pubblico, e subito si sedettero e cominciarono a rullarsi una canna; dopo averla fumata si tirarono fuori il cazzo e cominciarono a masturbarsi, invitandomi a fare altrettanto. Li guardavo sconcertato ed eccitato, ma non riuscivo a muovere un dito, tanta era la confusione mentale e il terrore di essere scoperti da qualcuno che potesse capitare lì per caso. Sperando di spazzare via le mie remore, i futuri amanti cominciarono a masturbarsi l’un l’altro, ma quell’atto invece che fugare amplificò le mie paure, perché si capiva benissimo che stavano fingendo per calamitarmi verso di loro e coinvolgermi. L’ardita scenetta si concluse in fretta, perché io restai in disparte ad osservare, eccitato al massimo grado ma al contempo stordito e assalito da mille dubbi, finché loro capirono che da me non avrebbero ottenuto nulla. A mente fredda ripensai all’accaduto e cambiando radicalmente prospettiva ritenni che i due spasimanti non stessero complottando nulla ai miei danni: semplicemente mi desideravano e cercavano con ogni mezzo di sedurmi! Il problema ero io, con le mie paure che mi facevano travisare i connotati reali delle cose. Decisi di affrontare il muro della vergogna e porre in essere ciò che agognavo da mesi. Nei giorni che seguirono, i miei corteggiatori perseverarono nell’ardita opera di seduzione e convincimento, certi che prima o poi avrei ceduto alle loro profferte. E fu così che una domenica pomeriggio accettai il loro invito e andammo a trastullarci nella seconda casa dei genitori di Roberto, in aperta campagna. Ci sedemmo ad un tavolo del salotto lasciando le tapparelle completamente abbassate e accendendo la luce, per non dare nell’occhio nel caso qualche famigliare passasse nelle vicinanze; dopo un paio di canne che stordirono a puntino i miei amanti, Andrea propose di andare a sdraiarci sul letto matrimoniale dell’unica camera, e così facemmo. La stanza era illuminata fiocamente dalla luce del corridoio ed io mi ritrovai disteso supino fra loro ed eccitato oltre ogni limite sperimentato in precedenza. Roberto si avvicinò e adagiandosi con dolcezza sopra di me cercò di baciarmi sulla bocca; pur desiderandolo pazzamente mi ritrassi e lo allontanai energicamente. Decisamente contrariato lui mi disse con tono ruvido di non fare il cretino e poi con un balzo fu ancora sopra di me con tutto il suo corpo; stringendomi forte cominciò a baciarmi. Cercai di lasciarmi andare ma lui non riconobbe il mio sforzo e tutto scocciato si staccò dalla mia bocca e disse: «Dai, tira fuori quella lingua!». La sua richiesta diede vita ad una strana battaglia fra le nostre bocche finché, mentre la danza aveva finalmente preso un ritmo vorticoso e sincronico, risuonò la voce di Andrea.

«Basta voi due! E io?» disse spazientito.

Allontanai Roberto e lui senza perder tempo mi prese per un braccio per attirarmi a sé; era già nudo e col cazzo duro, si era spogliato mentre sperimentavo il mio primo bacio profondo con il rivale. Mi sdraiai sopra di lui e cominciammo a baciarci, mentre Roberto da dietro inseriva le sue mani fra di noi e mi sbottonava, cercando di farmi scivolare giù i pantaloni. In breve ci ritrovammo tutti e tre completamente nudi, ma da questo punto in avanti ho un vuoto quasi totale di ricordi. L’orgia non durò a lungo; mi sentivo un oggetto nelle loro mani ma la cosa non mi lusingava, inoltre mi infastidiva il fatto che loro due neppure si sfiorassero! Mi sentivo costretto a fare la spola dall’uno all’altro, e c’era pure un altro inconveniente: Andrea era gelosissimo di Roberto e a un certo punto tutto incazzato cominciò a rimproverarmi di passare meno tempo con lui! La sua affermazione corrispondeva al vero, ma pur di non procurargli amarezza replicai con tono scherzoso, chiedendogli se stesse cronometrando il tempo con un contasecondi!

Senza rispondere mi strappò via dall’antagonista e poi senza tanti complimenti mi disse con tono impositivo: «Dai, ciucciamelo un po’!». La sua pretesa rimase inappagata, perché mi vergognavo ad infrangere quella barriera. L’intrigante e caotico triangolo si verificò in altre due circostanze, ma il risultato modesto, dovuto principalmente alla mia insicurezza, mi spinse alla decisione di vederli separatamente. Ero troppo tentennante per riuscire a gestire una storia a tre in cui ero solo io l’oggetto del desiderio e i miei amanti gelosi l’uno dell’altro. Rinunciai a malincuore, perché la cosa solleticava enormemente il mio immaginario erotico, ma sul lato pratico mi era difficile da gestire. Mi divenne molto più semplice utilizzare quei ricordi per masturbarmi in solitudine. Di quei momenti non posso dimenticare la mia agitazione, la paura che a tratti mi padroneggiava facendomi temere violenza carnale, la gelosia folle di Andrea e quella più discreta di Roberto.

Quest’ultimo sapeva che provavo per lui un’attrazione che andava ben oltre la fisicità, e questo rese le cose un tantino più difficili; ci incontravamo a cadenze non ravvicinate ma erano momenti meravigliosi, perché si creava una speciale alchimia colma di delicatezza, complicità e fortissima attrazione.

Con Andrea invece, le cose procedevano in modo opposto; facevamo sesso quasi tutti i giorni, ma non c’erano altre affinità al di fuori di quella sfera, e di dolcezza fra noi ne scorreva ben poca. Solo nei primi anni ogni tanto mi diceva “Ti amo” baciandomi appassionatamente, ma nel volgere del tempo la relazione si spogliò di ogni aspetto romantico. Lui non è mai piaciuto a nessuno della mia compagnia! Le mie amiche mi sbeffeggiavano ripetendomi che non sarebbero andate a letto con lui neanche se fosse rimasto l’ultimo uomo sulla terra, tanto lo trovavano ripugnante e con l’aria da maniaco sessuale, però Camilla mentiva spudoratamente, perché Andrea mi raccontava delle loro scopate! Lei si vergognava ad ammettere che ci andava a letto perché sapeva che le altre ragazze della comitiva lo trovavano rivoltante, tuttavia provava un lancinante bisogno di poter sfogare i propri appetiti, e un ruvido meccanico come lui era pur sempre grasso che cola! Di fatto era un uomo muscoloso, superdotato e ben fatto, però è vero che aveva un’aria da pervertito, per usare un aggettivo molto in voga a quei tempi. L’unica mosca bianca della mia tribù era Silvia, che in totale armonia coi miei sensi giudicava il mio amante un tantino primordiale ma eccitante al contempo. Correva l’anno 1986 e una mattina di maggio andai a farle visita a casa sua, ove viveva sola dopo la rottura con l’ennesimo fidanzato; era rossissima in viso a causa della ruvida barba dell’ultimo spasimante.

Dal capitolo Puer Aeternus in Berlin

Se qualcuno fosse passato davanti alla stazione di Cesena quella mattina, mi avrebbe trovato appoggiato alla mia auto in trepidante attesa di Alex, un berlinese coetaneo con cui chattavo da quasi tre anni, seppur sporadicamente. Non c’eravamo mai conosciuti dal vivo, ma un mese prima mi disse che sarebbe venuto in Italia quattro giorni per visitare Bologna, Ravenna e Ferrara; poiché non avanzò una proposta concreta al fine di incontrarci, fui io a farlo e lui accettò con entusiasmo l’invito a venire da me a Cesenatico. Diversi uomini che mi contattano sul web tentennano a compiere quel passo successivo che trasmuta in realtà la virtualità, ma con me cascano male, perché non amo chattare e sono per incontri reali nel qui ed ora, ovvero ci si incontra e poi le cose vanno da sé. Il bel manzo di origini greche, tedesche e georgiane mi si parò davanti mentre stavo volgendo il mio sguardo altrove alla sua ricerca; ci scrutammo attentamente come per verificare di non prendere un abbaglio con la persona sbagliata, e poi ci abbracciammo.

Salimmo in auto e partimmo; lui mi prese la mano destra e se la tenne stretta fra le sue fino a destinazione, lasciando la presa soltanto per i brevi istanti in cui dovevo cambiare marcia. Un’erezione poderosa mi colse e non mi abbandonò per tutto il viaggio fino a casa mia. Non fu subito facile la comunicazione, perché faticavamo a comprendere la pronuncia del nostro rispettivo inglese, ma col passare del tempo e complice una crescente attrazione magnetica, tutti i sensi si acutizzarono e la comprensione si fece man mano più scorrevole.  Per circa tre ore e mezza camminammo, e lui fu molto attratto dalla bellezza del porto leonardesco che taglia in due il cuore del paese, dai viali alberati che ornano la quasi totalità delle strade, dal silenzio e dalla brezza marina che soffiava sul molo. Accanto al faro e in altri momenti durante la passeggiata, ci scambiammo delicate e furtive effusioni, e io fui alquanto sorpreso della mia naturalezza nello stare al gioco, perché non mi era mai accaduto di tenere questi comportamenti nel luogo in cui vivo e lavoro. Di fatto sono sempre stato alquanto riservato e recalcitrante riguardo lo scambio di tenerezze in pubblico, perché amo la riservatezza, mentre in Italia due uomini o due donne che lo fanno suscitano scandalo e curiosità morbosa, ritrovandosi addosso gli sguardi di tutti. Inoltre c’è anche il rischio concreto di subire attacchi squadristi da parte di razzisti, come testimoniano i sempre più numerosi casi di aggressione verso le persone omosessuali. 

Ricordo che nell’estate del 2010 mi trovavo sul molo con amici, intenti a berci una birra all’aperto nel noto e frequentatissimo “Sloppy Joe”. Ad un certo punto, due maschi palestrati sulla trentina si fecero largo fra i consumatori tenendosi teneramente per mano, e a quel punto la folla attorno cominciò ad agitarsi ed esprimersi in risatine e commenti a voce alta, come se stesse accadendo un fatto straordinario, uno spettacolo da non perdersi;  l’attenzione di tutti i presenti si fissò su quei due uomini che stavano semplicemente camminando, come se gladiatori e schiavi cristiani avessero fatto il loro ingresso nell’arena di combattimento del Colosseo!

Seduti ad un tavolo del bellissimo “Marè”, mentre osservavo Alex gustarsi un cappuccino mi resi conto che i suoi amici non si erano sbagliati nel dirgli che sembravamo fratelli, quando guardarono le foto che lui gli aveva mostrato prima di partire. Effettivamente, più lo scrutavo più mi sembrava di guardare me stesso, soprattutto di profilo, e la sensazione provata era davvero insolita. Il berlinese non era molto d’accordo su tale ipotesi e continuava a ripetermi che io ero un gran figo mentre lui si riteneva brutto. Verso le 14 gli proposi di andare a casa mia, e lui in tutta risposta mi baciò sulla bocca. Unico particolare che mi destò un leggero disappunto nelle prime ore passate insieme fu il suo incessante ripetermi che mi trovava bellissimo. I complimenti sono sempre graditi, ma il troppo stroppia. Giunti a casa, il passo fino alla camera da letto fu molto rapido, e lì trascorremmo ore di intensa passione sessuale, mentre in sottofondo aleggiavano le superbe colonne sonore di Georges Delerue. Poi, a pomeriggio inoltrato, decidemmo di fare la doccia insieme: fu un momento di pura magia! Lui mi massaggiò e cosparse di balsamo tutto il mio corpo, ed io feci altrettanto finché l’interazione cambiò forma e si trasformò in una danza sessuale e in un nuovo reciproco orgasmo. Verso le diciotto lo accompagnai a mangiare una piadina, prelibatezza che non conosceva, e poi ci dirigemmo verso Cesena, dove alle 20 lo attendeva il treno del ritorno. Entrambi eravamo dispiaciuti di doverci lasciare, e ce lo dicemmo in tutta spontaneità.

«Sarebbe bello se tu vivessi in zona ed io potessi chiamarti domani per invitarti a cena», gli dissi malinconico.

Leggi l’indice de Il voglioso di Dio

  • Adesca-menti
  • Prefazione
  • Il guscio e la polpa
  • Oso dunque Sono
  • Puer Aeternus in Berlin
  • Nei sotterranei dell’irrisolto
  • Testosterone a palla
  • Acido capronico
  • Preservativi inconsci
  • Chi muoveva il mio letto
  • L’uomo con gli occhi di farfalla
  • Feroce vendetta
  • Quando lui barcollò
  • Un brusco ritorno al passato
  • Erezioni incontrollabili
  • La Traghettatrice Ascensionale
  • Camilla e i raptus erotici
  • Dall’alto delle macerie
  • L’unica volta che mi innamorai
  • L’iniziazione al sesso
  • Confessioni di un alieno
  • Appuntamenti ad Alto Voltaggio
  • Realtà Aumentate
  • Epilogo: Ai Piedi del Miracolo
  • I peli del naso di lei

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