Sacri Confini

Gli altri osano fin dove tu permetti

di Armando Zoff (Jivan Sahi)

Non è così scontato capire se stiamo manipolando qualcuno o se ne siamo oggetto, perché le modalità di controllo, persuasione occulta, raggiro e mistificazione sono così largamente praticate in tutti i settori della vita quotidiana che quasi non ci si rende conto della loro pericolosa e pervasiva onnipresenza.
Questo libro è un elogio alla vulnerabilità e al disarmo interiore, ma non un invito ad aprirsi agli altri sconsideratamente come se il mondo fosse popolato solo da santi in cui riporre fiducia incondizionata.
La stragrande maggioranza delle persone indossa perennemente una maschera di rappresentanza di cui neppure si rende conto, si preoccupa nottetempo del parere degli altri ed è agita dalla paura di perdere la propria rispettabilità agli occhi del mondo.
Queste pagine sono un invito ad usare la tua razionalità per approdare al massimo grado di compassione possibile verso te stessa/o e decidere una volta per tutte di assolverti rispetto ad ogni cosa che ti è accaduta.
Siamo portati a vedere i conflitti come qualcosa con sola valenza negativa, ma in realtà ogni tensione e sofferenza sono soltanto ombre che si stanno preparando a spiccare il volo verso la luce.
Volenti o nolenti, il contrasto ha una funzione fondamentale nella nostra vita, perché ogni volta che accade è come una bussola che ci riorienta, obbligandoci a riposizionarci e capire chi siamo, cosa vogliamo e cosa sarebbe invece necessario abbandonare, ovvero relazioni e attitudini tossiche, frutto di condizionamenti e sensi di colpa che si sono materializzati in programmi automatici che scattano contro la volontà dell’io razionale.

ISBN‎ 978-8832216004 – 159 pagine

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Armando Zoff (Jivan Sahi)

Armando Zoff nasce a Cesenatico nel 1962.
A vent’anni fugge dal suo borgo natio e vive appassionanti esperienze attorno al mondo. I lunghi periodi vissuti a Parigi, in Thailandia e tanti altri luoghi sono il grande serbatoio a cui attinge nella sua attività di scrittore: anni in cui la sua vita si è fusa con una marea di individui e situazioni, formando un capitale esperienziale unico.
Appassionato di misticismo, spiritualità, psicologia del profondo, ha partecipato a decine di corsi di formazione e seminari in tali ambiti, e per sei intensissimi anni è stato allievo di una eccezionale insegnante di psico-spiritualità. Questo grande corpo di sapienze ricevute, fuso con gli incontri di migliaia di persone e le loro confessioni più profonde, lo hanno portato ad inglobare nella sua coscienza le infinite modalità di funzionamento della mente umana e i tanti modi con cui possiamo superare noi stessi e i nostri limiti.
Oggi Armando è uno scrittore che dona la sua anima e la sua carne al mondo. Le sue opere sono memoir esistenziali intrisi di erotismo, misticismo, spiritualità e psicologia del profondo, ma contengono anche riflessioni sociologiche e politiche, perché la trasformazione interiore e la ribellione nei confronti della società dei bisogni indotti, passano attraverso tante vie, di cui nessuna esclude l’altra. Opere autobiografie senza veli che scardinano il senso comune di percepire le cose e mirano alla meta più grande dell’essere umano: la libertà di essere sé stessi.
Ha fondato e conduce la casa editrice Alto Voltaggio. E’ un facilitatore esperto nella relazione d’aiuto e nei percorsi di consapevolezza, e svolge consulenze individuali e di gruppo, sia di persona che online.

Leggi un estratto del libro “Sacri Confini”

Dal capitolo: Se lasci la strada vecchia per la nuova

Quando una persona con cui vivi da vent’anni e che vorresti lasciare ti dice frasi tipo: “Sei sicura di voler distruggere una famiglia?”, è assai facile soccombere, anche se dentro di te sai benissimo che la lezione che avevate in serbo l’uno per l’altra ha esaurito il suo compito, almeno per te. Cosa può accadere quando ci si fidanza da giovanissimi e si vivono in modo simbiotico gli anni che conducono alla cosiddetta età adulta?

Nella mia percezione, è come se l’identità dell’individuo si modellasse inglobando in sé quella dell’altro e il risultato potrebbe tradursi nella difficoltà a sentirsi individui a sé stanti, unici e impavidi, come se senza l’altro ci si sentisse monchi, inetti, incapaci e senza una vera identità. Questo non accade a tutti, ma è un fatto assai comune. Ecco perché ci sono individui che arrivano persino a suicidarsi quando vengono lasciati dal partner, oppure muoiono poco tempo dopo la dipartita del coniuge. Se l’identificazione che proviamo verso l’amato è tale da non lasciar spazio ad un solido senso di sé e ad altri interessi e immedesimazioni che sostengano e diano forza e valore al nostro essere nel mondo, il rischio personale sarà assai alto se la relazione finirà.

Al di là delle razionalizzazioni che possono spingere uno dei due a voler interrompere il rapporto, poi sul lato pratico possono insorgere enormi problemi nella fase di attuazione, perché dall’inconscio fuoriescono mille e più paure che non hanno a che vedere con il solo timore di non riuscire a farcela da soli da un punto di vista economico; quella è solo la punta dell’iceberg, ma la mente logica fatica a decodificare quei sommovimenti tellurici che dal profondo possono scatenare attacchi di panico, ansia, pianto irrefrenabile, depressione, eccetera. Chi lascia la strada vecchia per il nuovo sa quel che lascia ma non sa quel che trova, dice un infausto detto! Infausto perché di fatto viene perlopiù usato e inteso per infondere e legittimare nel prossimo la paura verso il nuovo. Ovviamente la frase contiene un’assoluta verità, che però è neutra.

Le cose accadono solo quando siamo pronti, ed essere pronti corrisponde a un’unità di mente, corpo e spirito. Chi non ha saputo sviluppare una sufficiente forza di volontà, chi è portatore di un modello di identità che richiede un partner e da solo non riesce a concepirsi come individuo e la sola idea di ritrovarsi  single se la vive male,  soltanto perseguendo con coraggio e determinazione una grande visione volta alla trasformazione personale, potrà infine trovare la forza di interrompere un rapporto sentimentale di lunga data che odora di muffa, attuare una decisione ineccepibile da un punto di vista logico che bypassi le pulsioni di paura dell’ignoto che scuotono nel profondo e fanno rimanere fermi al palo. Esiste anche il proverbio “chiodo schiaccia chiodo”, e chi non sa stare da solo e al contempo non ha la forza per lasciare l’attuale partner, potrebbe incontrare un altro ed entrare in una nuova realtà relazionale.

Questa scappatoia potrebbe non permettere un radicamento in sé stessi, se si muove sulla scia del precedente modello di dipendenza, ma al contempo è un legittimo propulsore che permette di prendere il largo da rapporti intossicanti e di iniziare una sana riconsiderazione di tutta la nostra vita.

Dal capitolo: La mosca al naso

Se decidessimo di impegnarci al massimo nel comunicare le nostre percezioni mentre ci stiamo relazionando con qualcuno, in primis il partner, i parenti stretti e gli amici, sono certo che cresceremmo immensamente, perché il potere del feedback e della sincerità sono notevoli. Come dice un detto buddista, “nessuno può vedere fra le proprie sopracciglia” e noi siamo spesso distanti dal poterci immaginare come gli altri ci vedono. A mio avviso molte amicizie finiscono perché le persone trattengono dentro di sé ciò che sarebbe necessario comunicare al fine di salvaguardare la propria integrità e la salute stessa della relazione, e poi magari dopo anni di mal di pancia e rospi mai sputati, sbottano in modo brutale, violento, inaspettato, vomitando percezioni e sentenze sull’altro, il quale potrebbe restarci di sasso, chiedersi chi ha frequentato per lunghi anni e decidere di interrompere la relazione perché non sa più riconoscere chi ha davanti.

Che grande illusione credere di poter conoscere qualcuno! L’altro rimarrà sempre un mistero anche se ci fa dono della propria intimità, perché poche sono le persone autentiche che dicono ciò che pensano. Come diceva Pirandello: “Nella vita incontrerai tante maschere ma pochi volti”.

Io preferisco la sincerità attimo per attimo, ma è difficile assumersi questo tipo di responsabilità, che presuppone come minimo una facilità al dialogo, mancanza di timidezza e capacità di saper preservare i propri confini dai comportamenti altrui che vengono percepiti invadenti e inopportuni. Spesso le persone preferiscono tacere, perché è più facile, senza rendersi conto che questo meccanismo apre la porta ad equivoci immensi, invasione del proprio spazio vitale e disastri spesso irrecuperabili. Se non saniamo mai i conflitti nel momento in cui succedono, soprattutto quelli che accadono puntualmente con la stessa persona, genereremo giocoforza un mondo sommerso che crescerà sempre di più all’insaputa dell’altro, finché accadrà qualcosa che provocherà l’eruzione vulcanica di colui che non sa mai dire le cose nel momento in cui sarebbe opportuno farlo. Il mio non è un invito ad adottare in modo permanente un atteggiamento di vita in cui ce ne stiamo sempre all’erta e col fucile puntato verso i comportamenti degli altri, perché così facendo mancheremmo di leggerezza e capacità di compassione e trascendenza verso le debolezze altrui, quindi da un lato è necessario sviluppare la capacità di essere accomodanti, mentre al contempo dobbiamo imparare a capire quando non vogliamo o non siamo in grado di contenere le attitudini di un altro senza che la cosa venga a nostro detrimento e, qualora ce ne accorgessimo, iniziare nel qui ed ora un dialogo costruttivo con la persona che ci sta procurando un disagio.

La comunicazione non violenta, quella insegnata da Marshall Rosenberg nei suoi bei libri, presuppone di spostarci dal ruolo della vittima, ovvero colei che attribuisce sempre agli altri la colpa di ciò che sta provando, alla cosiddetta “responsabilità”, ovvero la totale assunzione delle nostre percezioni. In un dialogo nutriente ed evolutivo non si accusa l’altro di ciò che il suo comportamento provoca in noi, lo si rende edotto, tramite un dialogo empatico, di ciò che il suo fare determina nel nostro mondo interiore, assumendoci quindi la responsabilità delle nostre percezioni. Se la persona a cui abbiamo aperto il cuore con un atto di vulnerabilità ci tiene a noi, certamente farà del suo meglio per immettere una dose maggiore di attenzione mentre si sta relazionando a noi, una volta preso atto che certe sue modalità sono da noi percepite come violente o comunque invadenti.

Noi non sappiamo come gli altri ci vedono, però possiamo provare a chiederglielo. La risposta potrebbe procurarci un iniziale scompenso, il quale è soltanto la prima tappa di una futura rinascita.

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