MILENA MAGGIO

BIOGRAFIA

Milena Maggio nasce all’ombra del Vesuvio nel 1963 e ci resta fino al compimento dei venticinque anni, quando si trasferisce, per amore e solo per amore, all’ombra del Colosseo continuando a fare quello che già faceva: insegnare, ridere, scrivere e innamorarsi.
Studiosa di metafisica e appassionata di alchimia, conduce seminari, scrive libri e testi teatrali, prepara pastiere speciali.
Ha già pubblicato “Signurì” per l’Autore Libri Firenze e “La magia dentro ogni cosa” per la Minerva Edizioni.

CONTATTI
SINOSSI "DOVE DIMORA LA GIOIA"

Come ci comportiamo quando siamo davanti a un meraviglioso tramonto, una lucente luna piena o un perfetto arcobaleno? Chiamiamo qualcuno che è lì, vicino a noi per guardarlo insieme oppure scattiamo una fotografia e la postiamo. Condividiamo. Perché solo in questo modo la gioia di quella vista ci sembra completa.
Il nostro cuore lo sa e ci fa agire d’impulso, prima ancora che la mente possa suggerire “Tienilo per te”.
Le storie di questo libro sono le quotidiane meraviglie vissute dall’autrice, Milena Maggio, raggruppate in tre capitoli intitolati “Ricordi dei miei maestri”, “Il sentiero di luce” e “La mia scuola”.
Ogni capitolo affronta un periodo della sua vita; gli insegnamenti ricevuti dal nonno e da sua madre, il lavoro fatto su sé stessa e la pratica applicata nel vivere quotidiano e infine l’esperienza di tutto ciò condivisa con i bambini della scuola in cui lavora.
Ogni capitolo offre visioni profonde, espresse attraverso un linguaggio chiaro e fluido, perché l’autrice afferma:
“Se lo comprende un mio alunno di otto anni, va bene. Altrimenti lo riscrivo”.
Dove dimora la gioia, lì sono le sue parole e quella casa non ha porte per chi, leggendo questo libro, decide di entrare.

PREFAZIONE DI ARMANDO ZOFF JIVAN SAHI

“Dove Dimora La Gioia” è un libro poetico e ispirato che ti prende amorevolmente per mano e ti conduce con nitidezza d’esposizione là dove l’autrice è stata. Le sue pagine vibrano di immagini come se, al posto delle parole, sulla carta avessero preso posto fotografie con colori vividi, scattate da chi ha concepito tali pensieri, pensieri che si sono agganciati con decisa delicatezza alle mie memorie spalancando l’archivio dei miei ricordi. Ed ecco che mentre leggevo il testo ai fini della sua revisione, avvenimenti sepolti della mia infanzia uscivano dal cilindro del mio archivio mnemonico, affastellando vividamente la mia coscienza e facendomi provare un sentimento di intensa unità con Milena. Sono pagine intrise di grazia e benevolenza profonda, di non giudizio e cura di quei dettagli che rendono luminescenti le nostre relazioni, riflessioni che insegnano come incarnare l’amore e l’empatia verso il prossimo attraverso piccoli immensi gesti che trasudano nobiltà d’anima e certamente instillano nel lettore il senso, il seme di un diverso approccio esistenziale verso l’altro e verso il mondo delle cose, tutte le cose: l’altro come miracolo e prossima lezione da imparare, oggetti che diventano vivi, con cui dialogare e attraverso cui diventare una sola cosa che si chiama “Meditazione”.

Gli sciamani hawaiani parlano con i propri oggetti considerandoli estensioni del proprio sé, e allo stesso modo l’autrice ci guida con esemplare semplicità ad un cambio di prospettiva, una totale riconsiderazione del modus convenzionale di approcciarsi al mondo dell’inanimato, che tale affatto non è.

Nella prima parte dell’opera, “Ricordi dei miei Maestri”, Milena ci conduce con piglio poetico ed essenziale ai ricordi più intimi di quando era bambina e adolescente; facciamo così scoperta dei suoi nonni e genitori, persone sagge e amorevoli che impartiscono alla sensibile e curiosa pargoletta fondamentali e pratiche lezioni di vita da applicare quotidianamente. I racconti, brevi e di fulgida semplicità e candore, permettono agli insegnamenti in essi racchiusi di arrivare dritti al cuore del lettore, che potrà indossarli e decidere di praticarli; pillole di vita vissuta da un livello di coscienza che mira principalmente ad ossequiare l’esistenza in tutti i suoi aspetti, senza agganciarsi al rancore e la lamentela bensì cercando di incarnare l’amore.

Nella seconda parte, “Il Sentiero Di Luce”, Milena dipinge acquerelli di consapevolezza che sono di fatto intenzioni programmatiche, promesse fatte a sé stessa, efficaci intuizioni che hanno fatto ingresso nella sua coscienza e lì hanno preso stabile dimora; anche in questo capitolo la magia del semplice si ripete e riverbera il suo effetto dirompente, ovvero chi legge potrà decidere di stabilirsi sul trono di tali prospettive e farne uno stile di vita abituale. Il linguaggio usato da Milena nell’intero libro è portatore del modus colloquiale, è il pensiero e il parlare dei bambini che per espressa volontà dell’autrice diventa scrittura creativa che vuole andare al mondo fregandosene di regole prestabilite. E chi se ne infischia, dico io e dice lei, se questo azzardo stilistico rende non convenzionali certi passaggi? Anche in questo risiede la bellezza dell’opera, la sua originalità, il suo reinventare la parola scritta trascendendo gioiosamente le rigide regole della grammatica.
E infine il terzo e conclusivo capitolo “La mia scuola”, assai toccante e disarmante perché spesso sono proprio le parole stesse degli alunni di Milena a parlare e farsi tramite di insegnamenti profondi, a cui l’autrice argutamente plaude in silenzio senza commentare; i messaggi veicolati dai suoi scolari sono limpidi e intrisi di quella profonda innocenza che contraddistingue il loro mondo. E qui mi viene in mente Freud, quando definì “educastrazione” ciò a cui veniamo sottoposti tramite la scuola in questa società dei bisogni indotti. Fortunatamente ci sono anche insegnanti illuminati che non castrano bensì educano, facendosi ponte verso un respiro ampio e benevolente nei confronti dell’universo tutto e di chi lo abita, e in questo Milena ci sa fare alla grande!

Là dove le parole pronunciate dai suoi amatissimi pupilli denotano malesseri interiori, Milena compie un’opera alchemica in punta di piedi, suggerendo loro importanti chiavi di trasformazione e potenziamento, ma anche di accettazione e interpretazione dei loro disagi.

Poiché credo alla legge del karma, ma che karma hanno i suoi scolari per meritarsi una come lei?